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sarà per sempre?
-il TRADIMENTO nella letteratura-
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2008



IL TRADIMENTO





Tradimento
: ricerca di un senso sconosciuto e diverso, gioco e sfida, timore capace di condurre alla follia.
Tradire: ma cosa si può tradire?
Forse una persona, un’idea, un sentimento, una realtà?
Il tradimento è questo: una domanda che tenacemente scuote la nostra coscienza, l’ombra di una possibilità nascosta nella trama della storia
di ciascuno. Ma perché tradiamo?

La letteratura, in quanto immagine speculare di ogni nostra possibile esistenza, ha in ogni epoca fatto del tema del tradimento un oggetto privilegiato di riflessione e di ricerca, al fine di comprenderne il senso e il valore. Al fine di svelarne il suo essere una realtà ambigua e segreta.
E così che si scopre che nel tradimento non c'è giustizia o saggezza alcuna. Chi leggesse ciascuna delle opere che citeremo potrebbe accorgersene facilmente.
Cosa rimane, infatti in ciascuna di queste storie: una nuova speranza, un diverso e migliore avvenire, una vera possibilità di essere felici?
No affatto, l’unica cosa che resta è il solo tradire e niente altro.

«Ma cos’è questo tradire? […]. Tradire significa uscire dai ranghi e partire verso l’ignoto».

Queste le parole essenziali, con cui Milan Kundera nel suo celebre romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, definisce l’atto stesso del tradimento.
La questione cruciale, nella scrittura schietta e concreta di Kundera, non è il perché si possa tradire, né che cosa o chi possa essere tradito.
Ciò che importa è comprendere e definire l’atto stesso del tradire.
Cosa significa tradire?
La risposta è tanto forte quanto vera:

«Tradire significa uscire dai ranghi e partire verso l’ignoto».

Chi non potrebbe ritrovarsi in questa affermazione?
Il tradimento, come mero strumento: uno strumento per svincolarsi dalla staticità di un legame, da una definizione immobile e paralizzante.
L’azione vera non è il tradire, ci inganneremmo nel pensare questo. Il tradimento è un mezzo come un altro, cui possiamo ricorrere per raggiungere la nostra meta, per raggiungere ciò che può dare senso al nostro comportamento.

«Fino ad allora, i momenti di tradimento la riempivano di eccitazione e di gioia al pensiero che davanti a lei si apriva una nuova strada, in fondo alla quale c’era una nuova avventura di tradimento. Ma se un giorno o l’altro quella strada fosse terminata? Una persona può tradire i genitori, il marito, l’amore, la patria, ma quando poi non ci sono più né genitori, né marito, né amore, né patria, cosa resterà da tradire? Sabina sentiva attorno a sé il vuoto. E se quel vuoto fosse stato la meta di tutti i suoi tradimenti?».


Afferma Kundera parlando dei tradimenti di una delle protagoniste del suo romanzo.

Ma di quale meta è viatico necessario il tradimento?
«Ciò che dà un senso al nostro comportamento è sempre qualcosa che ci è totalmente sconosciuto», risponde l’autore de L’insostenibile leggerezza dell’essere. È l’ignoto che si cela dietro al tradimento, la meta.
Se così fosse potremmo allora cominciare a pensare al tradimento come ad una luce improvvisa sulla nostra vita, quasi un istante irreale in cui possiamo percepire tutta la verità sulla nostra esistenza.

Ma può un solo attimo significare tutto questo?

«La realtà di una notte, e anzi neppure quella di un’intera vita umana, non significano, al tempo stesso, anche la loro più profonda verità».


Così parla Albertine, la protagonista di un altro celebre romanzo, Doppio Sogno di Arthur Schnitzler, dopo aver ascoltato la confessione del marito Fridolin.
Una confessione del tutto particolare: quella di un tradimento rimasto incompiuto, cercato per caso, quasi per gioco, tanto indefinito da apparire quasi irreale, quasi un sogno.

Il tradimento narrato da Schnitzler è un gioco psicologico, dove difficile è distinguere la realtà dall’immaginazione e, come in ogni gioco, ciò che importa è la sfida. Cosa sfida chi tradisce? Il destino, risponde l’autore di Doppio sogno: il tradire è un voler tentare con audacia di cambiare il proprio presente, di costruire un diverso futuro, dimenticando il proprio passato… come in un sogno.

Il tradimento, certo, può significare desiderio di cambiamento, volontà di cercare altro, desiderio ardente di altro, ma di cosa?

«La sua vita, invece, era fredda come una soffitta che ha il finestrino rivolto al nord, e la noia, come un ragno silenzioso, filava la sua tela nell’ombra, in ogni angolo del suo cuore».


Il desiderio di un’altra vita o di un’altra opportunità per essere felice, potrebbe risponderci Emma, la protagonista dello struggente romanzo di Flaubert, Madame Bovary.
Emma tradisce perché infelice, o meglio perché annientata dalla necessità di fingersi felice, dalla necessità di lasciarlo credere agli altri. Emma tradisce perché annientata dalla convinzione che gli altri hanno di renderla felice, prima suo marito e poi anche il suo amante falliscono in tale tentativo: «Essa non era felice, non lo era mai stata. Da che dipendeva quell’insufficienza della vita?».

Può il tradimento sanare veramente una ferita, può il tradire avvicinarci alla possibilità di essere felici?

«Parlerete di me come d’un uomo che troppo amò, con non troppa saggezza;
d’uno che, non incline a gelosia,
istigato, si fece trasportare
all’estrema delle dissennatezze;
d’uno che, simile a quel vile indiano,
gettò via una perla
la più preziosa della sua tribù;
d’uno i cui occhi bassi e avviliti,
benché non usi all’intenerimento,
piovon copiose lacrime
come stillano gli alberi d’Arabia lor gomma balsamica».


Sono parole forti, parole di dolore e di disperazione quelle che William Shakespeare fa pronunciare al protagonista di una sua celebre tragedia: Otello.

Perché il tradire, come ogni azione possiede un oggetto, potremmo dire una vittima prescelta e certo in questo caso esso è tutto meno che viatico per la felicità.
Ma la tragedia shakespeariana pone in luce un aspetto ancora più cruciale: cosa potrebbe accadere a quel individuo nella cui mente si insinui la sola idea, la sola ipotesi di essere stato tradito?
Dolore e disperazione, smarrimento e infine follia, è la risposta di Shakespeare. Otello teme, indaga, scruta, osserva , interroga e poi perde la ragione e uccide. Otello uccide, dice Shakespeare, per troppo amore, Otello, pervaso dal terrore di essere tradito, uccide chi ama.

Ma c’è un altro elemento nella tragedia suddetta, un elemento che non possiamo affatto tralasciare.
Otello uccide Desdemona, ma Desdemona non lo aveva mai tradito. Otello era stato istigato, ingannato fatalmente da Jago, suo nemico, e da se stesso.
Il vero inganno è l’idea stessa del tradimento, reale o meno che sia, esso porta sempre alla perdita della persona amata e alla perdita di se stessi.

Il tradimento si svela così in tutta la sua ambiguità e insensatezza, nulla si cela dietro di esso se non il solo atto di tradire.
O forse un’altra cosa ci sarebbe ed è Milan Kundera a svelarcela, quando afferma, parlando di uno dei personaggi chiave del suo romanzo:


«Anche Sabina non sa quale meta si celi dietro il suo desiderio di tradire. L’insostenibile leggerezza dell’essere, è questa la meta».

È questo tradire, un insostenibile e necessario inganno della nostra stessa mente e del nostro stesso cuore… forse.
 




permalink | inviato da Vivolavitaaspettando il 15/3/2008 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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